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19 marzo 2012

L’Italia s’interroga sulla responsabilità sociale delle sue imprese di moda

L’Italia s’interroga sulla responsabilità sociale delle sue imprese di moda




La Camera della Moda ha presentato i risultati della prima indagine su responsabilità sociale e sostenibilità ambientale del settore. Il 68% delle imprese interrogate riconosce il valore competitivo del fattore etico.

«Un prodotto bello e ben fatto come quello italiano non può più prescindere dal concetto di etica e di sostenibilità. E’ fondamentale. Questo tema era ed è ancora identificato come prioritario nella filiera moda italiana. Il settore non sempre si è dimostrato sensibile rispetto a questo argomento. Cambiare rotta è uno degli obiettivi su cui stiamo lavorando», ha affermato Mario Boselli, presidente della Camera nazionale della moda, in occasione della presentazione della prima indagine condotta tra i suoi associati sul tema della responsabilità. La Camera della moda ha delegato la vice presidente Anna Zegna alla responsabilità sul tema « Ecologia e Ambiente » e si è impegnata a creare nei prossimi mesi un “Decalogo di Responsabilità”.

Secondo questa indagine, il 68% delle società di moda interrogate crede che i temi della responsabilità sociale e sostenibilità ambientale influiranno in maniera significativa o decisiva sul quadro competitivo. I marchi, in particolare del lusso, hanno ben capito l’importanza del fattore etico nel processo di fabbricazione dei loro prodotti e l’importanza di riuscire a unire alla qualità del prodotto, quelle del lavoro e dell’ambiente. Per 82% delle imprese i consumatori giocheranno un ruolo fondamentale nell’orientare l’innovazione verso una maggiore attenzione alla protezione dell’ambiente e agli aspetti sociali. Il 50% è inoltre attivo sul fronte dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili e dimostra azioni concrete di sostegno allo sviluppo locale.

Questa indagine è stata presentata durante un colloquio organizzato dalla Camera nazionale della moda italiana e il Consolato generale britannico di Milano. In quest’occasione, vice ambasciatore britannico Christopher Sainty ha incitato i Paesi sviluppati “a trovare sinergie per rendere più ecologici tutti i passaggi del processo industriale tessile, dalla tessitura alla tintura, ai materiali utilizzati per creare le collezioni fino ai trasporti”.

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